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Tendinite di De Quervain post-partum: perché compare, come si riconosce e come si cura

Si è manifestata gradualmente. Prima un piccolo fastidio quando prendi in braccio il bambino. Poi un dolore acuto alla base del pollice ogni volta che cambi un pannolino. Poi non riesci più nemmeno a sostenerlo durante l’allattamento, e perfino aprire una bottiglia diventa difficile. Se ti riconosci in questo quadro, è molto probabile che tu stia affrontando una tendinite di De Quervain post-partum — una delle patologie della mano più frequenti nelle neomamme, e una di quelle che genera più frustrazione perché arriva nel momento meno opportuno della vita.

La buona notizia è che il De Quervain post-partum risponde benissimo al trattamento conservativo, soprattutto se preso in tempo. In questo articolo vediamo insieme di cosa si tratta, perché colpisce così spesso dopo il parto, e come affrontarla con un percorso terapeutico specialistico.

Cos’è la tendinite di De Quervain

La tendinite di De Quervain — il nome corretto è sindrome stenosante del primo compartimento estensorio — è un’infiammazione che colpisce due tendini specifici del polso: l’abduttore lungo del pollice (APL) e l’estensore breve del pollice (EPB).

Questi due tendini decorrono affiancati all’interno di un canale fibroso chiamato primo compartimento estensorio, che si trova sul lato radiale del polso — cioè dalla parte del pollice, in corrispondenza della prominenza ossea che si chiama stiloide radiale. Quando muoviamo il pollice (lo apriamo, lo allunghiamo, lo separiamo dal palmo) questi tendini scorrono all’interno del canale.

Quando i tendini si infiammano, o quando la guaina che li avvolge si ispessisce, lo scorrimento diventa difficoltoso. È come quando un cavo passa in una guaina troppo stretta: ogni movimento produce attrito, l’attrito genera dolore, il dolore porta a movimenti compensatori che peggiorano l’infiammazione. È un circolo vizioso che, se non interrotto, può diventare cronico.

Perché colpisce così spesso le neomamme

L’associazione tra De Quervain e periodo post-partum non è una coincidenza. È una combinazione precisa di fattori biomeccanici e ormonali che si verificano simultaneamente.

Il fattore meccanico. I gesti ripetuti che una neomamma compie centinaia di volte al giorno coinvolgono esattamente il movimento più stressante per il primo compartimento estensorio. Sollevare il neonato dal lettino, dalla culla, dal fasciatoio — soprattutto se lo si fa mettendo le mani sotto le ascelle del bambino — costringe il polso in deviazione radiale e il pollice in massima abduzione: la posizione di carico massimo per APL ed EPB. Moltiplica questo gesto per 50-100 volte al giorno, per settimane consecutive, e l’infiammazione è praticamente garantita.

A questo si aggiungono altri carichi cumulativi: tenere il biberon con il pollice in opposizione fissa, sostenere la testa del neonato durante l’allattamento, lo stretching costante del pollice mentre si lavora con vestitini e pannolini.

Il fattore ormonale. Nei mesi successivi al parto si verificano cambiamenti ormonali importanti. La caduta degli estrogeni e i livelli alterati di relaxina modificano la composizione del tessuto connettivo, rendendo tendini e guaine più suscettibili all’infiammazione. Le donne che allattano sembrano avere un rischio leggermente superiore, probabilmente per una persistenza più lunga di questi assetti ormonali.

Il fattore recupero. Una neomamma dorme poco, dorme male, ha riserve metaboliche ridotte. Il tessuto non ha il tempo di ripararsi tra una sollecitazione e l’altra. Quello che in un’altra fase di vita sarebbe un sovraccarico passeggero, qui diventa una tendinite stabile.

Il fattore peso del bambino. Il bambino cresce — e con lui il carico che le tue mani devono gestire ogni giorno. Una madre tipicamente sviluppa i sintomi tra il secondo e il quarto mese dopo il parto, quando il neonato pesa già 5-6 kg e i gesti ripetuti hanno avuto il tempo di sommarsi.

Niente di tutto questo è “colpa tua”. È una tendinite con cause precise e identificabili, e per fortuna con soluzioni altrettanto precise.

Sintomi e diagnosi: il ruolo del test di Finkelstein

I sintomi tipici della De Quervain sono abbastanza riconoscibili:

  • Dolore alla base del pollice, in corrispondenza della stiloide radiale (la prominenza ossea che si sente lateralmente sul polso).
  • Irradiazione del dolore verso il pollice o verso l’avambraccio.
  • Difficoltà a sollevare oggetti tra pollice e indice, soprattutto se richiedono presa di forza.
  • Tumefazione o leggero gonfiore locale, talvolta visibile.
  • Sensazione di crepitio o scatto durante il movimento del pollice (nei casi più avanzati).
  • Dolore notturno e al risveglio.

La diagnosi è quasi sempre clinica e non richiede esami strumentali quando il quadro è tipico. Il test di Finkelstein è il gold standard: si chiede alla paziente di chiudere il pollice all’interno del pugno (le altre quattro dita avvolgono il pollice) e poi di deviare il polso verso il lato del mignolo. Se questo movimento riproduce il dolore caratteristico nella zona della stiloide radiale, il test è positivo e la diagnosi è praticamente confermata.

In alcuni casi il terapista della mano o il medico possono richiedere un’ecografia muscolo-tendinea per valutare lo spessore della guaina e l’eventuale presenza di versamento — utile soprattutto se si sta valutando un’infiltrazione ecoguidata. La risonanza magnetica non è quasi mai necessaria.

Il trattamento conservativo: come si guarisce senza chirurgia

Nella stragrande maggioranza dei casi — si parla di oltre l’80% delle De Quervain post-partum — il trattamento conservativo è risolutivo. Il percorso è multimodale e combina diversi strumenti, calibrati sulla fase clinica e sulla risposta individuale.

1. Riposo funzionale e tutore di immobilizzazione

Il primo passo è interrompere il circolo vizioso del sovraccarico. Si utilizza un tutore polso-pollice (thumb spica splint) che immobilizza il pollice in posizione neutra e blocca la deviazione radiale del polso, dando ai tendini il tempo di disinfiammarsi. Tipicamente si porta per 3-4 settimane, soprattutto di notte e durante le attività più sollecitanti, lasciando il movimento libero nei momenti di riposo per evitare rigidità.

Il tutore prefabbricato funziona bene nei casi lievi; nei casi più importanti o se la paziente ha una conformazione particolare, il terapista della mano confeziona un tutore su misura in materiale termoplastico e tutori funzionali in neoprene, perfettamente adattato all’anatomia individuale.

2. Terapia manuale e mobilizzazioni specifiche

Il terapista lavora manualmente sul primo compartimento estensorio: tecniche di sliding dei tendini, mobilizzazioni dei tessuti molli, trattamento della tensione muscolare a monte (avambraccio e gomito). Le tecniche di myofascial release sulla muscolatura dell’avambraccio sono spesso decisive, perché la tensione miofasciale lungo la catena estensoria contribuisce a mantenere lo stato infiammatorio anche dopo il riposo.

3. Terapie fisiche strumentali

Per accelerare il processo antinfiammatorio si possono integrare laserterapia, ultrasuoni o tecarterapia sul primo compartimento. Queste tecniche non sostituiscono il lavoro manuale ed esercitivo, ma riducono il tempo necessario per spegnere l’infiammazione acuta.

4. Esercizi terapeutici progressivi

Il riposo da solo non basta. Anzi: una mano immobilizzata troppo a lungo diventa rigida e debole, peggiorando la prognosi. Il terapista costruisce una progressione di esercizi che parte da stretching delicato in fase acuta, passa per esercizi isometrici subacuti, e arriva agli esercizi eccentrici sui tendini coinvolti — che sono lo strumento riabilitativo più efficace per le tendinopatie inserzionali, supportato da abbondante letteratura scientifica.

5. Rieducazione del gesto e modifica ergonomica

È il pezzo che fa la vera differenza nel lungo termine. Cambiare il modo in cui prendi in braccio il bambino è ciò che impedisce alla De Quervain di tornare appena finita la terapia. Si lavora insieme sulla biomeccanica del sollevamento, sulle posizioni di allattamento meno stressanti per il polso, sull’uso intelligente di cuscini e supporti. La terapia occupazionale è esattamente questo: adattare i gesti alla vita reale, non chiedere alla paziente di smettere di fare le cose che deve fare.

Quando servono infiltrazione e chirurgia

Se dopo 6-8 settimane di trattamento conservativo ben condotto la sintomatologia persiste, o se il dolore è talmente intenso da impedire alla mamma di prendersi cura del bambino, si può valutare uno step successivo.

L’infiltrazione di cortisonico ecoguidata è una procedura ambulatoriale eseguita dal medico specialista (chirurgo della mano, fisiatra o radiologo interventista). Si inietta una piccola dose di cortisonico direttamente all’interno della guaina tendinea sotto guida ecografica. L’efficacia è alta: la letteratura riporta tassi di risoluzione tra il 60% e l’80% dopo una singola infiltrazione, ulteriormente migliorabili con una seconda iniezione se necessario. È un trattamento sicuro, compatibile anche con l’allattamento secondo le linee guida internazionali — ma la valutazione caso per caso va fatta dal medico.

La chirurgia (release del primo compartimento estensorio) è l’ultima opzione, riservata ai casi resistenti a infiltrazione e a quelli cronicizzati che hanno sviluppato una significativa fibrosi della guaina. È un intervento breve, con tempi di recupero rapidi se accompagnato da una riabilitazione post-operatoria specialistica.

Importante: anche dopo infiltrazione o chirurgia, il percorso fisioterapico resta indispensabile. Senza la rieducazione del gesto e il rinforzo progressivo, la De Quervain torna. Non è un’opinione, è quello che vediamo in studio ogni settimana.

Tempi di recupero e prognosi

I tempi variano in base a quanto è precocemente diagnosticata la patologia e a quanto la mamma riesce a rispettare il protocollo (cosa non scontata, con un neonato in casa).

  • Forme lievi, diagnosticate entro le prime 2-3 settimane di sintomi: risoluzione tipicamente in 3-4 settimane di trattamento.
  • Forme moderate, con dolore presente da più di un mese: 6-8 settimane di percorso strutturato.
  • Forme croniche o recidivanti, presenti da oltre 3 mesi senza trattamento adeguato: 12 settimane o più, con maggiore probabilità di dover ricorrere a infiltrazione.

Il messaggio chiave è: prima si interviene, più rapido è il recupero. Aspettare “che passi da sola” funziona raramente e spesso peggiora la situazione perché si consolidano compensi muscolari e cattive abitudini gestuali.

Prevenire le ricadute: gesti quotidiani che fanno la differenza

Una volta superata la fase acuta, mantenere il risultato richiede di rivedere alcune abitudini quotidiane. Sono piccole modifiche che, integrate nella routine, rendono molto meno probabile la ricaduta.

  • Solleva il bambino dal sedere e dal busto, non dalle ascelle. Le mani devono andare sotto il sederino e sostenere la schiena, mantenendo i polsi neutri.
  • Usa cuscini per allattamento che sostengano il peso del bambino. La tua mano deve guidare, non sostenere.
  • Alterna le mani quando possibile: cambia pannolino con mani diverse, sostieni il biberon scambiando, dai pause al lato dominante.
  • Stretching quotidiano dei tendini estensori del pollice — 30 secondi due-tre volte al giorno è sufficiente come mantenimento.
  • Riconosci i segnali precoci. Un fastidio che riappare è il momento di rallentare e fare 2-3 sedute di richiamo, non di aspettare che diventi di nuovo dolore conclamato.

L’approccio Hand Rehab al De Quervain post-partum

Presso Hand Rehab lavoriamo con neomamme tutto l’anno. Conosciamo le specificità di questa patologia — il timing, gli ormoni, l’impossibilità di “stare ferme” con un neonato, l’esigenza di soluzioni che si integrino nella vita reale e non la mettano in pausa.

L’approccio di Daniela Vigliarolo combina terapia della mano specialistica (Master in Chirurgia e Riabilitazione della Mano, Università di Milano) e terapia occupazionale (Università Cattolica): questa doppia formazione è particolarmente utile nel De Quervain post-partum, perché il trattamento richiede sia la competenza tecnica sulla tendinopatia sia la capacità di rieducare i gesti della cura del bambino in modo ergonomicamente corretto.

Ogni percorso parte da una valutazione completa: esame clinico, test specifici, analisi del gesto, valutazione dell’eventuale necessità di un tutore su misura. Lavoriamo in rete con i chirurghi della mano di Roma per i casi che richiedono infiltrazione, mantenendo continuità di presa in carico anche nella fase pre e post-procedura.

Per il dettaglio del protocollo terapeutico e le tecniche fisioterapiche specifiche utilizzate in studio, consulta la pagina dedicata al trattamento fisioterapico del Morbo di De Quervain a Roma.

Hai dolore al polso o al pollice dopo il parto? Parliamone

Se stai leggendo questo articolo probabilmente è perché qualcosa non va, e il dolore sta iniziando a interferire con il modo in cui ti prendi cura del tuo bambino. Non è una cosa che puoi permetterti di lasciar correre.

La buona notizia è che il De Quervain post-partum si tratta bene e si tratta in fretta, se la prendi nel momento giusto. La valutazione iniziale dura 45 minuti e ti permette di avere un quadro chiaro: diagnosi, gravità, percorso terapeutico realistico, tempi.

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